Una governance partecipata alla Gestione della risorsa acqua e del rischio alluvioni

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Data:

08 Ottobre 2025

Descrizione

L’Autorità di Bacino Distrettuale dell’Appennino Meridionale è garanzia di partecipazione

Una governance partecipata alla Gestione della risorsa acqua e del rischio alluvioni

Intervista alla dottoressa Vera Corbelli, Segretario Generale dell’Autorità

L’Autorità di Bacino Distrettuale dell’Appennino Meridionale, competente su un territorio vastissimo, che va dalle conche del Fucino in Abruzzo, dalla Provincia di Roma e dal basso Lazio fino a Reggio Calabria ha dato e sta dando un contributo decisivo alla gestione dell’emergenza idrica nel Mezzogiorno continentale, un fenomeno che è il risultato di fattori tanto climatici, come la siccità e le elevate temperature medie, quanto antropici, come i deficit infrastrutturali e le perdite delle reti interne. Ma la mission dell’Autorità di Bacino Distrettuale è anche molto di più: la pianificazione distrettuale, finalizzata alla governance del territorio, sia sul versante idrico, che su quello della difesa del suolo. In questa intervista Vera Corbelli, geologa e Segretario Generale dell’Autorità di Bacino Distrettuale spiega il senso e la prospettiva del lavoro di questi ultimi mesi.

Dottoressa Corbelli, come l’Autorità di Bacino sta affrontando e ha affrontato l’emergenza idrica della scorsa estate, e che è tutt’ora in corso?

“L'Autorità di Bacino ha realizzato ed ha in corso numerose attività nell’ambito dell'Osservatorio Permanente sull’utilizzo delle risorse idriche, quali i “tavoli tecnici” istituiti a margine dello stesso per i principali schemi idrici, sia per il comparto potabile sia per quello irriguo al fine di fronteggiare e gestire, con gli Enti competenti, la crisi idrica ed individuare già nell’immediato (con azioni a breve termine) risposte adeguate ed immediate. In merito alle attività a medio e lungo termine è stata ed è svolta l’azione per la “regolamentazione dei trasferimenti idrici interregionali, alla quale, rispetto a quanto ad oggi attivato, si stanno aggiungendo quelli relativi ai trasferimenti Molise – Puglia, Molise – Campania e Lazio-Campania”. Proprio grazie alle prime intese istituzionali raggiunte con le Regioni Lazio, Campania ed all’Autorità di Bacino Distrettuale, attraverso i successivi lavori del Tavolo Tecnico preliminare, già nel mese di luglio, è stato possibile utilizzare, in considerazione della disponibilità della Regione Lazio, per lo schema idrico Acquedotto Campania Occidentale, una risorsa aggiuntiva di 600 litri al secondo proveniente dalle sorgenti del Gari”. Inoltre, nell’ambito dell’aggiornamento del Piano di Gestione Acque sono in corso le attività relative alla definizione del Bilancio Idrologico ed Idrogeologico, al Deflusso Ecologico, alla progettazione e realizzazione delle reti di monitoraggio dei corpi idrici, all’analisi economica ed all’efficientamento del sistema Dighe e tanto altro.

 

Dottoressa Corbelli, di recente è stato avviato il ciclo di forum per il Piano di Gestione delle Acque e del Rischio Alluvioni. Che cosa rappresentano questi appuntamenti?

Si tratta di un vero e proprio percorso di partecipazione che riveste un ruolo significativo e importante nella pianificazione distrettuale, la quale configura attualmente la redazione di vari Strumenti di pianificazione/programmazione/gestione, di subpiani e di progetti specifici. In tale contesto il Piano di Gestione delle Acque e il Piano di Gestione del Rischio Alluvioni costituiscono due significativi e importanti strumenti che muovono i primi passi a partire da Direttive Europee: la Direttiva 2000/60/CE per la gestione delle acque e la Direttiva 2007/60/CE per la gestione del rischio alluvioni, entrambe recepite nel nostro ordinamento con apposite normative. Il “bene acqua” costituisce “perno” di entrambe le pianificazioni, intorno al quale si costruiscono e sviluppano i vari step dei percorsi di pianificazione/programmazione/gestione/integrata. In particolare, parliamo di un “bene collettivo” che da un lato, rappresenta una risorsa (Piano di Gestione delle Acque - PGA) e dall’altro, un pericolo (Piano di Gestione del Rischio Alluvioni - PGRA). Entrambi i Piani agiscono principalmente su di essa e correlandola con tutti gli altri sistemi di riferimento. In particolare, il PGA è finalizzato: ad assicurare un buono stato qualitativo e quantitativo delle acque, tutelando gli usi potabili, irrigui e industriali; ad analizzare il contesto delle pressioni e dei relativi impatti, correlando, altresì, la risorsa all’ecosistema, alla biodiversità, al sistema infrastrutturale e patrimonio culturale connesso. Tutto attraverso la definizione e programmazione d’interventi strutturali e non strutturali per raggiungere gli obiettivi prefissati. Mentre il PGRA oltre alla stima e valutazione del rischio idraulico mira alla gestione dello stesso; nello specifico in tale strumento traspare un “cambio di paradigma”, attraverso il quale: il BENE (nella sua vasta accezione) viene posto al centro di tutte  le azioni di difesa e tutela, tracciando, altresì, un necessario percorso di convivenza con il rischio (attraverso quelle azioni che i concetti di tollerabilità ed accettabilità richiedono) nonché la programmazione ed attuazione delle complessive azioni (materiali ed immateriali) al fine di non aumentare la pericolosità ed intervenendo, nel contempo, sulla riqualificazione e rigenerazione del tessuto urbano/territoriale.

Pertanto, attraverso i Forum avviene il coinvolgimento dei vari stakeholder per una partecipazione attiva nell’elaborazione dei su citati strumenti di pianificazione e gestione, non solo per concorrere alla diffusione della conoscenza in termini di sviluppo ed aggiornamento delle attività in corso, ma per “facilitare” un contributo alla strutturazione dei Piani che possa al meglio rispondere alle esigenze della collettività e dall’altro rendere consapevole la stessa: ad un uso oculato e rispettoso del bene acqua, prezioso, vitale e non illimitato nonché ad un utilizzo corretto del sistema territoriale affinché gli eventi piovosi e soprattutto quelli estremi non creino gli effetti distruttivi a  cui stiamo assistendo.

Entrambi i piani su richiamati includono misure coordinate (le cosiddette misure win-win), che devono procedere in modo integrato, affinché la “governance della risorsa idrica e la gestione del rischio” rientrino nella nostra quotidianità.

Per i cicli di aggiornamento [per il Piano delle Acque si è chiuso il terzo ciclo e si è aperto il quarto, mentre per il Piano Alluvioni si è chiuso il secondo ed è iniziato il terzo] sono stati presentati, nel dicembre 2024, i programmi di lavoro che vedono tra le varie azioni anche i Forum ed i Focus su richiamati, nonché altre tipologie di manifestazioni (Seminari, Workshop ecc.).

 

Si, ma in concreto che cosa avviene durante i focus?

I Focus rappresentano un ulteriore “vettore” di diffusione della conoscenza al fine di far comprendere quali sono le discipline, gli argomenti che necessita trattare, nella costruzione dei suddetti Piani, onde realizzare una “governance unitaria integrata e strategica”, mirata da un lato a garantire lo stato buono quali-quantitativo dell’acqua e dall’altro intervenire in termini di gestione efficace ed efficiente per la mitigazione del rischio agendo sui vari fattori che concorrono alla sua definizione ed indirizzare gli interventi, in primis, all’incolumità della popolazione e contestualmente a difendere le infrastrutture, tutelare il patrimonio ambientale e culturale e contribuire alla tenuta del sistema economico; tutti sottosistemi che costituiscono “assi portanti” alla base del sistema Italia.

 

Un’ultima domanda. In questo processo partecipativo che ha descritto con chiarezza, qual è l’aspetto più complesso?

L’aspetto più complesso è creare consapevolezza. La consapevolezza deve far parte del nostro vivere quotidiano, facilitandoci nella comprensione delle problematiche nelle azioni e misure che vengono poste in essere e che in prima battuta non attenzionano la programmazione economica, aspetto quest’ultimo, aimè, che contribuisce in maniera significativa alla partecipazione, anche di massa trascurando quello che deve essere alla base di una programmazione economica, mirata ed efficace. Tuttavia, se ciascuno di noi sviluppasse la sensibilità necessaria, di conseguenza capirebbe che occorre necessariamente agire in “tempo di pace” e non in “tempo di emergenza”; straordinarietà che comporta costi sempre più insostenibili per il nostro Paese e che non vanno ad incidere sulla causa delle problematiche ma solo sugli effetti. Pertanto, lo sforzo e l’impegno più rilevante è il coinvolgimento costante di più e diversificati attori sociali in un processo ampio e articolato che nella configurazione data può realmente avere quegli effetti desiderati in termini di tutela e sostenibilità dell’acqua e di gestione del rischio che si traduce in sicurezza del nostro sistema territoriale.

Ultimo aggiornamento: 09/10/2025, 10:16

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